FranciBB

Franci Blog

bookmark bookmark
Francesca ha scritto questo venerdì, 16 luglio - 2010

Capre - Collalt-Castaldia

Il giro l’abbiamo fatto più volte (vedi report estivo qui ed invernale, con tre metri di neve, qui) quindi non mi avrebbe dovuto offrire dubbi: un bel giro da fare da sola: chilometri giusti, difficoltà nessuna, dislivello pressoché nullo.

Son rimasta senza compagnia ierisera, all’ultimo giro di telefonate per accordarci. Dopo il primo momento di delusione, immersa dentro la vasca con l’espressione di disappunto di Mercoledì Addams, ho deciso che sarei andata comunque.

Così stamattina son arrivata a Collalto che c’erano 30 gradi
… una favola se paragonati ai 35 di Pordenone!
Camminare da soli fa notare delle cose alle quali non faresti per nulla caso in altre condizioni, per esempio che i tiretti dei cursori della cerniera della testa dello zaino tintinnano toccandosi e non c’è verso di farli smettere: devo metterci una fettuccia che ne attutisca il rumore. Camminare da soli fa vedere cose nuove, come le altane (ce n’è una di osservazione che da su un ampio tratto prativo con doline) e fa vedere anche  i caprioli (un maschio giovane s’è fermato a guardarmi da qualche metro più in su). Arrivo al bivio che porta in Montelonga (un altra casera che vorrei rivedere, da qui ci si impiegherebbero due ore) dopo un’ora e un quarto di cammino.

Mi butto sotto gli alberi per bere un po’, poi decido di dare un morsetto al panino ma, visto che il mio panino alle melanzane è buonissimo ed è mezzogiorno in punto, il panino me lo finisco senza tanti complimenti, cerimonie e rimorsi. Quando abbiamo fatto questo giro con Elisa, il palo di segnalazione era quasi del tutto coperto. Qualcuno aveva scavato intorno e le indicazioni si potevano leggere affacciandosi raso terra alla buca fatta nella neve. Non solo il palo è alto, ma è anche conficcato in un buon piedistallo fatto di pietre!

Clicca qui per vedere l’album delle foto del giro fatto con la neve

A dire il vero avevo previsto di far onore al paninetto in Forcella di Giais, ma il sole picchia, il paninetto non c’è più, c’è una foschia brutta in pianura che non ti fa vedere praticamente oltre a Roveredo, che ci vado a fare? Giro per Casera di Valfredda. Trovo negritelle e un raponzolo e mi fermo a far foto. La fioritura è fantastica! Quando esco dal bosco vengo investita da un venticello fresco che è un piacere star a goderselo.

Casera Valfredda è monticata: ci son gerani alle finestre ma… ma non ci sono le mucche! Da una buona posizione riesco a vedere fino in Casera Caseratte e nemmeno lì pare esserci mucche. Supero velocemente la Valfredda accompagnata da una coppia di ballerine bianche e taglio per il bosco in direzione  Caseratte. Mentre mi avvicino sento dei campanacci e mi rincuoro, ma quando arrivo trovo la casera chiusa e nemmeno una mucca.

Potrei tagliare a ovest e riprendere con pochissimo sforzo la strada di Collalto ma è appena l’una e mezza e le gambe possono andare ancora per un po’. Così decido di scendere ancora.

Alfin viddi le vacche, stravaccate sui prati.
Mi volgono vacui sguardi ruminando svogliate.

Non vedo mandriano, probabilmente è all’ombra di qualche faggio. Anch’io mi ci butto sotto ai faggi.
Mi riposo un po’ in un posto dove, sicuramente, dormono i caprioli: qui c’è un fortissimo odore di “bestia” e l’erba è tutta schiacciata.

Scendo ancora e raggiunta la strada trovo un gregge di pecore, il pastore e due cani che riconosco: sono senz’altro i cani dei proprietari della Valfredda. Fanno il loro dovere: mi abbaiano minacciosi e in due mi bloccano in mezzo la strada. Rallento: tengo di lato le racchette cercando di essere meno minacciosa possibile. Uno comincia a ringhiare verso gli scarponi e fa due attacchi intimitatori. Il pastore li richiama, io li supero, mi lasciano passare. Mi fermo a guardare le capre e le pecore cercando di far delle foto: sono creature stupende! Casera Barzan la stanno rifacendo accanto ai ruderi della vecchia casera  e Casera Collalt è chiusa.

Cercando il tracciato del sentiero (da qui in poi non sarà così battuto) finisco per stanare una coppia di lepri. L’attacco del sentiero ANA non è intuibile e anche la prima parte non è granchè. Decido per un’altra sosta merenda: do fondo alla frutta che ho nello zaino prima del traverso in quota del bosco che mi riporterà fra le case del Piancavallo. Quando riprendo il sentiero tiro su i calzini: mi sembra posto da bisce.

Detto? Accontentata: un saettone nero si spaventa e scappa via.

Son tornata alla macchina che saran state quasi le quattro.

Meno chiacchiere e più fatti: se ci tieni davvero alla natura,
esci di casa e vai a speronare una baleniera.

(una delle regole dell’ethical living secondo Internazionale di questa settimana)

Destinazione Giro Col Spizzat e Colle delle Lastre Attacco Collalto – Pinacavallo
Condizioni atmosferiche Discesa idem
dislivello complessivo Dislivello circa 300 metri Classificazione
Altitudine minima 1166 m/slm Topografia Tabacco 021
Altitudine max 1460m/slm Sentieri CAI 985 più sentieri ANA Aviano
Ore di marcia 3.50 Comprensorio Col Nudo- Cavallo
Totale uscita circa 5 ore earth francesca Visione satellitare clicca qui
Lunghezza 15 km estratto carta tabacco francesca clicca qui
Compagnia io clicca qui
Pericoli nessuno
Qualità più che buono Note nessuna
Acqua non presente Giudizio scarpone franci voto scarpone franci voto

Foto: Francesca BB

2 Commenti

  1. nadia scrive:

    E brava Franci!! io da sola ho fatto solo la Sartor al Peralba e sapevo che in cima avrei trovato Luca ad aspettarmi. Deve ancora capitarmi una volta “da sola”…anche perchè di solito ci sono i bimbi a farmi compagnia….comunque paurosa come sono cercherei sicuramente un luogo ultraffolato…tipo Cima di Terrarossa!

  2. Francesca scrive:

    Nadia, però, il giro delle malghe del Piancavallo devo averlo fatto cinque, sei volte: oramai vado con il pilota automatico!

    Baci!

Leave a Reply

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes