Dove si odono spari per gioco,
dove riecheggiano spari per sopravvivere.
Iter Aquileiense – secondo giorno
È piovuto forte durante la notte ma abbiamo dormito bene sui nostri auto gonfianti. Provvidenziali.
La gente sta uscendo da messa e al bar già si bestemmia davanti al caffè. Qui parlano un bel friulano senza troppa melodia e senza troppi misteri.
“Per favore un orzo”.
Troviamo Claudio ci ha dato ospitalità in oratorio che ci ferma: qualcuno vuole farci una foto. Infatti qualcuno esce con una reflex da una casa e ci fotografa mentre procediamo sotto la pioggerella. Ci presentano: è uno degli ideatori del Cammino Celeste ma la sorpresa dell’incontro non ci fa prendere la macchina fotografica per fotografarci con Aurelio, Presidente del Circolo Navarca e ce ne dispiacciamo poi.
| Percorso | da Aiello a Cormons |
| km | 17.02 [tot. 33.8] |
| dislivello | |
| dislivello totale | |
| Tempo di percorrenza | 5.30 h [tot. 9.40] |
| Tempo atmosferico | variabile con piovaschi |
Oggi ci aspetta una giornata come ieri: per campi.
Per agros. Pellegrini.
Usciamo in fretta da Aiello e ci ritroviamo sul cavalcavia 427 della A4. In autostrada sfrecciano le auto e noi siamo quassù, dietro ad una fitta grata a stupirci della frenesia che ci passa sotto. Un ipercinetismo che il nostro andare a piedi per strade deserte ce lo fa sembrare estraneo, alieno e ostile.
Non troviamo nulla di dinamico in tutta quella frenesia, c’è piuttosto superficialità, arroganza e forse anche sticca.
Una chiosa nei miei foglietti chiede attenzione a certi arbusti che nascondono una stradina da prendere. Ma la chiosa sonnecchia dentro alla busta di plastica grossa che la protegge dentro la tasca dei pantaloni, cullata dal ritmo dei miei passi sotto la pioggia. Copricapo in testa a proteggere gli occhiali da vista e sopra al cencio del cappello, anche il cappuccio della giacca che amplifica il suono della pioggia che mi cade in testa.
Andrea, con la sua cerata verde-militare che lo confonde con i campi e con gli alberi, mi cammina davanti.
Se mi parlasse non lo sentirei; non sento nemmeno i miei pensieri, figuriamoci quelli di qualchedun altro. Si ferma, si sbraccia, torna indietro, tira fuori le mappe catastali, dice qualcosa, non lo capisco, mi supera.
Torno anch’io sulle mie peste trotterellandogli dietro e troviamo la stradina che sembra tornare indietro ma poi punta verso i campi. E troviamo ancora fango, ma anche frutteti, mele, prugne gialle.
In mezzo ai campi di Crauglio accidenti, sparano!!
Mi prende un po’ d’ansia. A guardarci siamo ben mimetici. E se camminando fra soia, mais ed erba medica ci impallinano?
PIM e PUM “Personaggi sospetti trovati morti nei campi vicino al Torre. Un regolamento di conti fra trafficanti di barrette di sesamo?”
Ohi, c’è poco da scherzare! Tapogliano di Campolongo al Torre è ad un tiro di schioppo da qui (per restare in macabro tema, anche se fu una balestra ad uccidere), occultare due cadaveri qui è facile.
PIM e PUM “Antispecisti militanti trovati impallinati nei campi. Una vendetta?”.
La faccenda, man mano che procediamo, si fa sempre più seria perché, man mano che procediamo, ci avviciniamo agli spari.
La faccenda sempre più seria diventa, ad un incrocio con una strada bianca, del tutto ridicola.
Sparano sì, ma a sagome di camosci e caprioli. Un divertimento come tanti. C’è gente che spara a sagome di splendide creature e altre che percorrono a piedi, sotto l’acqua e ai capricci di una bora fredda e per nulla estiva, distanze che in auto si compirebbe in un quarto d’ora al riparo dalle intemperie.
Attraversiamo il Torre. Dal ponte si vede la collina di Medea: è là che siamo diretti! Scesi dal ponte scendiamo per infilarci in una capezzagna per poi prendere un argine ed arrivare a Versa, dove le donne nella chiesa dove ci rifugiamo dalla pioggia che è ripresa a scendere commentano a voce alta in madrelingua, forse sicure di non essere capite.
[traduco]
“E questi due qua chi sono?”
“Ahn, che saran scout”
“Ah sì che fanno i giri…”
Vorremmo star un po’ più riparati in chiesa per pianificare l’avvicinamento a Medea ma con sorrisi a mezza bocca ci fan capire che vogliono chiudere.
Così ci troviamo nuovamente esposti alla pioggia e alla bora. Prendiamo verso ovest puntando verso il campanile di Medea.
Camminando in pianura si ignorano i cartelli stradali che puntano verso i paesi; si punta ai campanili; dritti.
E si va dritti.
Si calcolano le distanze fra un paese e l’altro guardando la posizione dei campanili, si valuta la direzione di marcia, guardando i campanili. In mezzo al mais, agli alberi e alle viti, ecco che sbuca il campanile del paese che vuoi raggiungere per segnalarti la via, a rassicurarti ed attenderti. E si procede così, senza perderlo di vista.
Campanili di chiese, oratori, monasteri, chiostri e poveri ospitali per pellegrini. Per un attimo, seguendo l’argine dello Judrio ingrossato per le piogge, per trovare un ponte per attraversarlo, ci siamo avvicinati al sentirci per la prima volta, per un attimo solo, dei pellegrini in viaggio in un tempo senza auto.
Arriviamo a Medea e decidiamo di cercare qualcosa da mangiare. Piove, fa freddo ed abbiamo in attivo ben poco da ieri mattina.
“Buongiorno, ci indica un posto dove mangiare?”
“Ciao, sì e voi chi siete? Quelli che fanno il giro del mondo a piedi?”
“Eh sì, sì, il giro del Friuli per adesso” ridiamo.
“Fate… com’è che si chiama, il cammino cosa?”
“Il Cammino Celeste”
L’amico dell’unica auto transitata da minuti accosta e ci indica l’unico locale di Medea. Aperto.
Quando entriamo infangati, bagnati e carichi, la proprietaria vacilla ma poi si riprende e ci invita a lasciare zaino e scarponi all’entrata.
“Grazie dell’ospitalità signora, ci indica come salire al Colle? […] Sì, ho capito, ma non c’è una scorciatoia da qui, una mulattiera, una scalinata fra le case? […] Ah potrebbe anche esserci ma lei non sa”
Salutiamo ed usciamo girando per la prima strada che troviamo e non facendo tutto il giro coma la signora ci aveva indicato. Ci incuriosiamo alla tabelle che indicano le “case dominicali”: ma sappiamo cosa siano. Troviamo la strada e la scalinata e saliamo, perdendoci inizialmente sotto i calcari ma poi salendo ancora e tenerci sul versante che guarda la pianura, segnato dalle trincee.
Il mio sentirmi pellegrina che si orienta a campanili viene subito smaccato.
“Ma Aiello sarà quello? E Aquileia? E Grado?”
Che miseria, cerco di seguire la strada che le collegano, ma io non le ho percorse, non le conosco e non sono nella mappa che mi si è costruita in testa dentro da quando abbiamo dato le spalle al porto di Aquileia.
Arriviamo all’Ara Pacis da dove si affaccia per guardare il mare. Da quassù si vedono bene le montagne. Le montagne innevate.
Innevate. Innevate a luglio???
Ci fermiamo un po’ prima di scendere il colle per il sentiero di terra rossa argillosa che si cementerà e si liscerà sotto gli scarponi: sembra di scendere per uno scivolo saponato.
Ci fermiamo a riposare vicino ad un pozzo davanti alla chiesa di Borgnano e un nugolo di bambini esce di casa, chi in bici, chi di corsa, per gironzolarci intorno curiosi. E dopo ancora campi e viali alberati intravvediamo la sagoma del Monte Quarin, dove Dio si sedette per distribuire i nasi e sotto questo il campanile di Cormons che dobbiamo raggiungere per trovare che ci potrà dare un ricovero per la notte.
Ma.
Don Paolo non è in chiesa.
Don Paolo non è in canonica.
Don Paolo non è in oratorio.
Don Paolo dovrebbe dire messa alle sei e noi non lo troviamo. Ci sediamo sotto un tendone da sagra, togliamo gli scarponi. E se passasse Don Paolo e noi non lo riconoscessimo?
“Signora scusi, noi cerchiamo Don Paolo ma non lo conosciamo di persona, ci dice com’è?”
“Don Paolo è giovane e sportivo, molto sportivo. Probabilmente sarà in tuta”.
Ma è Don Paolo a riconoscere noi. Una figura sorridente sbucata non si sa da dove, da lontano alza una mano e fa camminare due dita. Le fa camminare tanto.
Sì, siamo noi quelli che camminano tanto.
Doccia e bucato negli impianti sportivi del ricreatorio parrocchiale e nanna in una stanza dove prova il coro.
Mentre aspettiamo la cena in ristorante guardiamo un TG. Il meteo non dà molte speranze e non si fa che parlare della grandinata di venerdì notte che ha rovinato le preziose viti del Collio e della neve caduta in montagna che ha fatto scappare i turisti.
Incuriosiamo la cameriera. “Voi siete vegetariani quindi niente carne né pesce mai, mai, mai?”. Ammette con dispiacere che sarebbe la sua gola a farla fallire un intento simile e ci serve premurosa, un fuorimenù di pasta con le verdure, tempura di verdure e un tagliere di formaggi. Per questo viaggio dovrò adattarmi qualche volta: non sarà facile trovare proteine esclusivamente vegetali, nella patria del frico. Butto giù tilattasi e ne mangio un po’.
E domani dove si va? ![]()
Tu che sei parte di me – terzo giorno dell’Iter Aquileiense
SMS
“Ah, Matti, ma vi amo. Baciate il cielo da parte mia!”
Elisa
Link per approfondire
Ed ancora…







ma Franci così non vale mi manca il resto del resoconto!!! e va beh ci sentiamo così magari me lo racconti dal vivo! un bacioooo
Uhi, sto scrivendolo. Ho degli appunti sparsi da mettere in sesto. Se mi metto d’impegno riesco a pubblicarne uno al giorno.
ecco si appunto: datti da fare!!!
Bellissima avventura. Scrivi benissimo, starei ore a leggere, quindi, ora che ci hai ingolositi, datti da fare ascrivere il resto! Un basin
Ma sapete che siete davvero carini?
A leggerti, ripartirei anche domani mattina!