Dove si cammina per boschi e per campi attraversando borghi
che finiscono quando cominciano i boschi che terminano in campi.
Iter Aquileiense – terzo giorno
Tu che sei parte di me e sciogli i fili, le resistenze, le mie mani chiuse…
Tappa lunga con saliscendi che richiederebbero un’alzata all’alba oggi, ma poco prima delle sei comincia a diluviare e optiamo per rigirarci dentro alle nostre crisalidi finché non accenna a smettere almeno un po’. Colazione all’unico bar aperto e via verso il monte Quarin. Si sale, non piove più, si sente lo zaino sulle spalle che cominciano a far male. Lo si assesta e si riassesta a scossoni, cercando qualche centimetro di pelle che non si sia accorto ancora della sua onnipresente presenza. Nonostante la ricerca scopriamo che non c’è centimetro che non abbia già esperito la sua compagnia. Io gli canto canzoni.
Saliamo per il Quarin ma poi ridiscendiamo per un troi dilavato e scivoloso chiamato “Smerdar”.
Ecco, mai toponimo fu più chiaro per indicare una mulattierina argillosa, appiccicosa, puntuta ed irta da insidie tale e quale ad un passaggio cambogiano, come questa.
Arriviamo così al castello di Trussio. Costeggiamo lo Judrio su per l’asfalto, rassegnati; i camion che ci squassano, ma il tempo tiene e siamo contenti. Arriviamo quasi a Vencò e giriamo verso il confine ma subito lasciamo la strada per infilarci – finalmente – nelle vigne.
Camminare sull’asfalto è doloroso e gli scarponi rigidi che indossiamo non favoriscono l’ammortizzazione e il confort. Saliamo fra i vigneti e ci godiamo questo luogo di pace; tutto intorno è armonico e silenzioso. I camion di appena mezz’ora fa sembrano lontanissimi. Ci fermiamo nei pressi dei Casali Zorutti, sui gradini della chiesetta di San Giacomo a far merenda. Oggi è San Giacomo!
Mi sembra proprio bello esser ospiti del patrono dei pellegrini, mangiando noci ed uvetta.
Dopo la pausa ancora vigne e vigne, finché non mettiamo i piedi su un sentiero CAI.
E che signor sentiero! Si tratta dell’arcinoto SI: il Sentiero Italia, mica uno qualsiasi!
Stiamo per posarvi solennemente piede quando chiama Michele, il fratello di Andrea che, saputo della scampagnata, vuol sapere a che punto siamo per seguirci con Google Map.
Attraversiemo Scriò, Restocina, Mernicco, Albana: alla nostra desta c’è la verde Slovenia e qui non ci son che cappellette dedicate a Santa Helena. Un prugno dai rami stracarichi di frutti zuccherini che si protendono fino a terra, ci fa capire che è ora di pranzo. Ci fermiamo ai margini di una vigna sparpagliando in tre secondi tutte le nostre trappole nel raggio di tre metri. C’è il sole, si sta bene.
Si sta proprio bene, bene… a chiudere gli occhi verrebbe anche sonno,
sonno abbastanza per fare un pisolino,
una dormitina qui al calduccio.
Che bene.
Ma oggi dobbiamo camminare tanto tantissimo.
Non ci si può fermare, su, su!!
| Percorso | da Cormons a Castelmonte |
| km | 26.6 [tot. 60.4] |
| dislivello | |
| dislivello totale | |
| Tempo di percorrenza | 7.50 h [tot. 16.50] |
| Tempo atmosferico | coperto |
| Cartografia di riferimento | Tabacco 41 |
Recuperiamo tutto e saliamo su per Centa e poi su per un’altra collina per sbucare poi su una sterrata, attraversare, scendere, risalire per un bosco dove cantano le cicale.
Le cicale nel bosco non le avevamo proprio mai sentite. Qualche dubbio su una zona diboscata dove i segnavia CAI son finiti nella catasta di legna e poi ancora su e giù e giù e su.
E una piccola radura. Dove c’è una caserina, con bagno esterno, minuscolo, ma corredato di tutto punto, o almeno così io lo vedo. Ci fermiamo un po’ a calcolare quanto ci mancherà ancora a Castelmonte. Non incrociamo anima viva da ore. Ci aspetta ancora strada e il ricordo di quella fatta oggi già diventa confuso. Camminiamo da più di sei ore andando avanti a noccioline, cominciamo ad essere stanchi. Ce ne aspettano almeno altre due secondo i nostri calcoli.
Attraversiamo ancora isolate abitazioni e boschi per risalire ancora.
È il terzo giorno. Mi hanno parlato del terzo giorno. Il terzo giorno è quello cruciale per superare una cattiva abitudine , è anche quello buono per consolidare (magari) una virtuosa. Ho fatto qualche altro trekking e quello a cui ho assistito (di me, di altri) è che – comunque – al terzo giorno, qualcosa dentro si impossessa di te.
La consapevolezza di non farcela (sicuramente subdolo ultimo tentativo che il moderno essere urbano, sedentario, stanziale, lancia a quello atavico silvano, libero e gitano) o la consapevolezza di aver veramente aperto i recinti, fischiato ai cani, raccolto un bastone ed essere veramente in viaggio.
Al terzo giorno, senza consapevolezza manifesta, i tuoi avi decidono per te.
Se hai la fortuna di essere in un luogo senza rumore, se sei in silenzio, se il tuo cervello è senza rumori anch’esso, puoi avere la fortuna di sentire la voce di qualcuno che, nella foga del conclave interno, urla più forte degli altri.
Improvvisamente ti accorgi che c’è una carovana che cammina con te e che a te basta seguire le loro tracce. Puoi tranquillizzarti, abbassare gli occhi e seguire il sentiero.
Lasciamo il bosco e ci ritroviamo sulla strada per Castelmonte. Tre cavalli, un cane timido.
Le ultime impressioni del giorno si spalmano negli ultimi chilometri di asfalto in salita. Suona la campana del santuario mentre saliamo la scalinata del borgo medioevale.
La messa, gli ex voto, le segrete e i segreti affidati alle candele che ardono davanti all’immagine della Madonna nera.
Stasera un letto vero e una cena vera e un’altra cameriera incuriosita.
“…niente carne né pesce mai. Mai. Mai? Ma nemmeno latte, uova, burro e formaggio?”
Ci porta una tonnellata di fagioli e ci mette gli avanzi in una vaschetta: il pranzo di domani è garantito.
La sera il nostro marconista e logista ci informa che, visto che saremo un po’ in difficoltà con il rientro in treno da Ugovizza Valbruna, con la prospettiva di dover far un’altra notte in giro, sta programmando con l’amico fidato Arrigo (indomito ottantenne da crode che, se non gli proponi qualcosa sopra almeno i 2000 metri fa finta di non sentirti) una vetta nei pressi del Prasnig per poi intercettarci da qualche parte e portarci a casa in macchina, ma c’è un problema sul giorno del rendez-vous.
Dobbiamo rivedere la nostra tabella di marcia, ridurre le tappe, per arrivare all’appuntamento un giorno prima del previsto. Ci mettiamo sopra le cartine.
Si decide di rinunciare alla tappa ai Piani di Fraccadice (Rauna) e tirar dritto, dopodomani, verso Presenicco (Prosnid) e Montemaggiore e domani non passare per Cividale e Torreano ma svalicare sulla Pštila Sikalca passando da Spignol (Varh) passando per borghi con nomi come Oculis Nokula, Podšpanjud, Bijača. Siamo in Slavia, le Valli del Natisone. Piano approvato.
La nostra camera è piena di fili della biancheria stesi. Ogni sera si deve far il bucato. Oggi abbiamo anche trovato qualcosa che abbiamo trasformato in secchio.
Si dorme un sonno ininterrotto. Anche le prossime tappe saranno lunghe.
SMS
“… spero non faccia troppo freddo, ma tanto oramai siete temperati. Buon riposo.”
“… io intanto tengo gli sms a mo’ di giornale di bordo”
Elisa
E domani dove si va?
Tassi in libertà, leoni in gabbia – quarto giorno dell’Iter Aquileiense
“Il modo migliore per conoscere un posto è attraversarlo a piedi”
Enrico Brizzi






