Metti un sabato pomeriggio debutto di dicembre. Un pomeriggio di uggia. Pioggia fina dopo mesi di immota siccità. Cielo di cemento che a guardarlo lascia sapore di calce in bocca. Aria irrespirabile di particolati e slogan di un natale precoce. Metti una poltrona cerulea, in un angolo di una stanza muta e chiara. Pareti vaniglia e soffitto di monaci color carbolineum. Settore 851.
Kerkeling Hape ha fatto fatica a partire, sia con i piedi che con la narrazione. Ho fatto fatica a partire anch’io, temevo di abbandonarlo da qualche parte del cammino. Ed invece la sua fatica di scrivere e la mia di leggere hanno cominciato a sciogliersi man mano che il cammino si dipanava.
Questo libro è uno dei libri più inutili che abbia mai letto; mi sono imposta di finirlo perché speravo si redimesse; ma la mia speranza, pagina dopo pagina è stata delusa, finché non sono arrivata alle note, sperando chissachè ancora.
Snello, denso al punto giusto, piacevolissimo davvero questo agevole libretto da zaino: 200 pagine. Per chi conoscesse David Le Breton come saggista antropologico troverò “Il mondo a piedi” un lavoro lontano dalle sue tematiche. L’introduzione, ma anche la quarta di copertina, mi avevano poco convinto
Il più bel libro letto in amaca durante le mie vacanze? La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz. Bellissimo: uno di quei racconti di polvere e chilometri che ti mettono addosso odore di gomma, di olio, di carbolineum. Di storie, curiose alcune, crude altre, tenere talaltre, che ti tiene incollato alle pagine. Nomi noti ed anche posti noti, quando parla delle nostre Alpi, luoghi fantastici e spaccati di storia del nostro paese, che ti fan venir voglia di partire [...]

